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SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

La chiesa sorge lungo via XI settembre, nel cuore del quartiere San Giacomo. Sin dal 1251 si registra la presenza in città dei Servi di Maria ma è solo dal 1306 che essi si stabilirono entro le mura tifernati ed iniziarono la costruzione della loro chiesa. Di questa fase trecentesca resta il portale ogivale lungo la parete sinistra -attuale ingresso laterale alla chiesa- e la base del campanile.

La chiesa conserva l’immagine miracolosa della Madonna delle Grazie, patrona di Città di Castello. La tavola, firmata nel 1456 da Giovanni da Piamonte, allievo e collaboratore di Piero della Francesca in San Francesco ad Arezzo, raffigura la Vergine con il Bambino e i santi Filippo Benizzi e Florido. Ai loro piedi due angeli inginocchiati, di cui uno regge in mano un modellino della Città di Castello turrita, si rivolgono alla Vergine invocandone la protezione. Un cartiglio ai piedi del trono riporta la frase: “O vuoi che passate per la via, facete onore alla Vergine Maria”. L’immagine è all'interno di una cornice in cui sono dipinti gli angeli adoranti e ai lati un’Annunciazione, realizzati dal pittore e restauratore Elia Volpi (1935) nello stile di Andrea del Sarto. L’opera è conservata all’interno di una cappella costruita a partire dal 1489 per volontà di Antonio Camuffi e dal 1514 affidata alla compagnia della Madonna delle Grazie, che vi stabilì il suo oratorio. Le lunette lungo le pareti furono affrescate entro il 1643 da Bernardino Gagliardi con Storie della Vergine. Il portale barocco da cui si accede all’oratorio lungo la parete sinistra fu scolpito da Pietro Stefani, allievo del Bernini. Nel 1695, con l’ampliamento dell’apertura del muro che dalla chiesa conduce all’oratorio, venne rivenuto l’affresco raffigurante la DormitioVirginis di Ottaviano Nelli (1436 ca.), in quell’occasione staccato e posto nella cappella del Transito lungo la parete destra.

Di fronte alla cappella della Madonna delle Grazie si trova una copia della terracotta invetriata raffigurante l’Assunzione di Andrea della Robbia, ora conservata in Pinacoteca, realizzata da Giuseppe Bianchi e Filippo Muscini nel 1863.

I due altari lignei lungo la navata provengono dalla chiesa di San Domenico, così come il baldacchino seicentesco che sovrasta l’altar maggiore sotto al quale si trovano la Vergine dei dolori e un Crocifisso ligneo. Nell’altare sulla destra, dov’era conservata l’Annunciazione di Raffaellino del Colle, ora in Pinacoteca, è la Trinità di Bernardino Gagliardi (1633), proveniente dall’omonima confraternita tifernate. Sulla sinistra, invece, sull’altare che custodiva la Pentecoste di Alessandro Forzori, anch’essa in Pinacoteca, è uno stendardo con la Madonna con il Bambino di Vincenzo Chialli (1625).

Il fonte battesimale venne realizzato dal tifernate Nazzareno Giorgi (1912), mentre, la cappella che lo custodisce fu progettata da Aldo Riguccini in arte De Rigù (1964-66).

Nella sacrestia era conservato il prezioso armadio in legno intarsiato realizzato da Antonio Bencivenni da Mercatello e ora esposto nella Pinacoteca comunale (anni Trenta del XVI sec.).

 

THE SANCTUARY OF OUR LADY OF GRACE

Records of the Servants of Mary have been known since 1251, but it is only since 1306 that they settled within the walls of Città di Castello, and began to construct their church. It is in the heart of the city, in the San Giacomo district, along Via XI Settembre. The ogival portal on the left wall (current side-entrance to the church), and the base of the bell-tower, both remain from this period.

The church preserves the miraculous image of the Madonna delle Grazie, the patron saint of Città di Castello. The panel, signed in 1456 by Giovanni da Piemonte, a pupil and a collaborator of Piero della Francesca (in San Francesco church in Arezzo), depicts the Virgin and Child with Saint Filippo Benizzi and Saint Florido. At their feet, two kneeling angels (one holding a model of the turreted Città di Castello in his hand) address the Virgin, invoking her protection. A cartouche at the foot of the throne bears the phrase: ”Or do you want me to pass through the street, do honor to the Virgin Mary”.

The image is inside a frame in which the adoring angels are painted, and an Annunciation on the sides, made by the painter and restorer Elia Volpi (1935), in the style of Andrea del Sarto. The work is kept inside a chapel built (starting 1489) by the will of Antonio Camuffi, and then entrusted from 1514 to the Company of the Madonna delle Grazie, who established his oratory there.

The lunettes along the walls were frescoed by Bernardino Gagliardi (1643), with Stories of the Virgin. The Baroque portal along the left wall (from which you enter the oratory) was sculpted by Pietro Stefani, a pupil of Bernini. In 1695, during the widening of the wall-opening leading from the church to the oratory, the fresco depicting the Dormitio Virginis by Ottaviano Nelli (1436 ca.) was found. Detached on that occasion, it was placed in the chapel of the long Transit, on the right wall.

In front of the chapel of the Madonna delle Grazie is a copy of a glazed terracotta depicting the Assumption, by Andrea della Robbia, now preserved in the Pinacoteca. The copy was created by Giuseppe Bianchi and Filippo Muscini in 1863.

The two wooden altars along the nave come from the Church of San Domenico, as does the 17th-century canopy dominating the high altar. Under this canopy there are the Virgin of Sorrows, and a wooden crucifix. In the altar on the right, where the Annunciation by Raffaellino del Colle was kept (now in the Pinacoteca), is the Trinity by Bernardino Gagliardi (1633), coming from the homonymous tifernate brotherhood. On the left, on the altar that housed the Pentecost by Alessandro Forzori, (also in the Pinacoteca) is a banner with the Madonna and Child by Vincenzo Chialli (1625).

The baptismal font was built by the tifernate artist Nazzarene Giorgi (1912), while the chapel that houses it was designed by Aldo Riguccini in art De Rigu (1964-66).

In the sacristy, a precious inlaid wooden wardrobe was kept (made by Antonio Bencivenni da Mercatello, in the 16 th century). It is now exhibited in the municipal art gallery.