Corona della Madonna delle Grazie - Bottega fiorentina (1619-1620),

Centro Volontari Sofferenza

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I Fondatori
Il Beato Luigi Novarese e Sorella Elvira Myriam Psorulla dedicano la loro vita al servizio degli ammalati, iniziando un apostolato innovativo con e a favore delle persone sofferenti.

Itinerario spirituale
Nel nome di Maria
Uno dei capisaldi della spiritualità del Beato Novarese è la devozione alla Madonna a cui consacra tutta la sua opera.
“E poiché il richiamo alla valorizzazione è partito dalla Madonna nelle sue apparizioni a Lourdes e a Fatima – sostiene mons. Novarese – questo apostolato non ha fatto che applicare tutte le parole della Madonna e tradurle in realtà nel campo dei sofferenti. La parte di nuovo che esiste in questo apostolato consiste nella presentazione e nel modo di raggiungere il fine. L’ammalato viene posto in piano di lavoro, cooperazione alla Redenzione, consapevole della sua responsabilità di “continuatore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo”.
“Ecco tutto il nostro programma: convincere i sofferenti della necessità e preziosità del dolore santificato dalla grazia; donare il frutto della propria preghiera per l’attuazione delle Richieste dalla Vergine Santa formulate a Lourdes e a Fatima, che non sono altro che il programma salvifico di Gesù”.

Per approfondire
Carisma
Apostolato innovativo
Il Beato Luigi Novarese può essere considerato il primo vero artefice di un apostolato innovativo, che vede nell’ammalato non solo una persona da accudire e sostenere ma anche, e soprattutto, un testimone di speranza per altre persone costrette a transitare nell’oscuro tunnel del dolore.
La coraggiosa accettazione del proprio stato orienta il sofferente a rispondere da figlio di Dio al suo compito di esistere, reso particolarmente difficile dalle situazioni di malattia e di handicap.
L’ammalato può divenire un prezioso “strumento” di evangelizzazione, di sostegno del fratello sofferente. Uno strumento di luce nel luogo dove vive, perché è lui che deve trasformare il proprio ambiente. Le loro esperienze di malattia, di isolamento, di emarginazione, quando hanno trovato senso e novità nell’incontro con il Cristo, li rendono particolarmente qualificati e credibili nel portare la luce del Vangelo a chi, in situazioni simili, ancora si sente inutile e smarrito.
L’ammalato soggetto di azione
Gli ammalati, quindi, protagonisti di un apostolato di tipo nuovo: l’ammalato da semplice oggetto di carità , diventa soggetto, il soggetto dell’azione.
Se il corpo soffre o è inerte, lo spirito è pur sempre attivo. La persona sofferente non può rassegnarsi all’isolamento o all’autocompatimento. Lo spirito è risorsa e trampolino di lancio verso una più profonda comprensione di noi stessi, capace di promuovere una mentalità completamente evangelica.
La Croce, “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (Cor 1, 23), attiva negli ammalati una motivazione forte. Li fa sentire amati dal Signore. Insegna loro che nella lotta impari fra l’uomo e la sofferenza, l’uomo e la morte, Gesù di Nazareth ha lasciato il sepolcro vuoto ed è tornato alla vita.

Opera Beato Luigi Novarese
http://www.luiginovarese.org/

La missione dei sofferenti nella Chiesa e nel mondo
Programma attività pastorali anno 2016/2017
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