7 aprile 2021

OMELIA DEL VESCOVO NELLA MESSA DEL CRISMA

Cattedrale di Città di Castello, Giovedì santo 1 aprile 2021

La solenne concelebrazione della Messa del crisma è  il preludio al Triduo Pasquale. Ci dona la grazia inestimabile di rivivere qui nella nostra cattedrale, sia pure nelle limitazioni dovute al covid, il mistero dell’istituzione dell’eucarestia, del sacerdozio e dei sacramenti.

Il giovedì santo riempie di stupore, commozione e gratitudine non solo noi sacerdoti e diaconi, ma anche tutto il popolo di Dio: persone consacrate, seminaristi, comunità parrocchiali, famiglie, aggregazioni laicali e tutti i battezzati.

Questo giovedì Santo 2021 è segnato, come quello dell’anno scorso dalla pandemia, con tutte le sofferenze che conosciamo. Come pastori del nostro popolo  portiamo su questo altare tutte le lacrime delle persone che hanno avuto lutti, che stanno ancora lottando in modi più o meno gravi nell’ospedale e nelle case, con le conseguenti difficoltà sociali ed economiche, le disuguaglianze, l’impoverimento. Siamo qui anche per tutti questi fratelli e sorelle che soffrono, per le nostre comunità, le nostre parrocchie, il Paese e il mondo intero. Su queste ferite vogliamo versare l’olio della Letizia che fra poco benediremo.

Oltre alla preghiera, fra poco raccoglieremo delle offerte sia per sostenere i poveri attraverso la Caritas, sia per la Chiesa madre dì Gerusalemme che a motivo della quasi assenza di pellegrini versa in condizioni di bisogno.

Voglio però, fratelli e sorelle Tifernati, rivolgermi in modo confidenziale ai miei principali collaboratori: sacerdoti e diaconi.

Carissimi fratelli e amici, le parole del profeta Isaia che Gesù ha attribuito a sé, sono rivolte particolarmente a ciascuno di noi: “Lo Spirito del Signore è su di me”. L’abbiamo avvertito in maniera particolare nel momento della nostra ordinazione sacerdotale e diaconale, accettando di diventare ministri della nuova alleanza istituita da Cristo.

Sentendoci in questo momento nel cenacolo insieme agli apostoli, vogliamo insieme ricordare tre grandi dono e altrettanti impegni.

  1. “Vi ho chiamato amici”. Il dono e l’impegno dell’amicizia con Gesù.

La chiamata al sacerdozio e al diaconato è partita da uno sguardo carico di amore di predilezione da parte di Gesù che ha voluto e vuole fidarsi di ciascuno di noi, peccatori come tutti (miserando atqueeligendo). E noi, solo nella luce di questo Amore senza alcun nostro merito, abbiamo lasciato tutto per seguire e rappresentare  Lui, Gesù, l’Unico Buon Pastore.

Un mistero d’amore in vasi di creta, dice S. Paolo. Perché nella nostra debolezza risplenda ancor più la Sua gloria.

Abbiamo custodito gelosamente questa amicizia? Ci ha portato ad una vita in sintonia con quella di Gesù, umile, povero, obbediente e casto? Nel rinnovare fra poco in modo sincero e cosciente le nostre promesse sacerdotali, lasciamoci prima di tutto guardare personalmente da Gesù come quando ci ha chiamato per nome con straordinaria tenerezza.

Non possiamo non ricordare che l’ultima cena è iniziata con le agghiaccianti parole di Gesù: “Uno di voi mi tradirà”.E l’evangelista aggiunge che Satana stesso era entrato nel cuore di Giuda. Anche Pietro dimostrava la sua ostinata presunzionee gli altri erano confusi e smarriti pensando, scandalizzati, alla fuga e all’abbandono. Ebbene, proprio in quella notte in cui veniva tradito, Gesù prese il pane, lo benedisse, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Questo è il mio corpo, mangiatelo”. Nella notte in cui veniva tradito e rinegato dai suoi Lui ci ha offerto il dono più grande, senza paura della nostra debolezza.

Fratelli, che ne è della nostra fedeltà al Suo Amore? Abbiamo custodito la Sua Gioia frequentando la Sua Parola, l’eucaristia, la Liturgia delle ore, l’adorazione, la preghiera mariana, Per noi stessi, per il nostro popolo, per i sofferenti, per il mondo?

 “Amatevi come io vi ho amato”. Il dono e l’impegno della fraternità sacerdotale.

Il comandamento di Gesù è rivolto anzitutto a noi offrendoci la grazia della fraternità espressa mirabilmente in questa concelebrazione crismale. Anche questo è un grande dono da custodire quotidianamente. Non finiremo mai di verificare se e quanto sono vere, sincere e profonde le nostre relazioni fraterne, che verificano da un lato la nostra reale comunione con Gesù e dall’altro sono premessa dell’efficacia pastorale. Altrimenti si cercanocompensazioni altrove.

Ha detto con chiarezza Papa Francesco: “Solo chi respira nell’orizzonte della fraternità presbiterale esce dalla contraffazione di una coscienza che si pretende epicentro di tutto, l’unica misura del proprio sentire e delle proprie azioni”.

Vi confido che avverto, e forse avvertite anche voi, la difficoltà a vivere realmente la fraternità e la paternità, che motivano il nostro celibato.

Non si è presbiteri senza o a prescindere dal rapporto fraterno col vescovo e con i confratelli, ossia con il presbiterio, il luogo in cui fatiche e ferite possono essere prevenute, curate e superate.

Carissimi fratelli sacerdoti e diaconi, ravviviamo oggi il dono di avere vicino dei fratelli, riscopriamo “com’è bello che i fratelli vivano insieme” formando una sola cosa con Gesù, chiedendoci ancora una volta reciprocamente perdono per offese, disattenzioni, scarsa collaborazione nel vivere la comunione effettiva ed affettiva, superando l’individualismo. Mentre chiediamo che Gesù ci lavi ancora i piedi, prendiamoci amorevole cura gli uni delle altri.

  1. “Portare ai poveri il lieto annuncio”. Il dono e l’impegno di continuare la missione di Gesù.

È il mandato missionario che ci fa strumenti e mediatori dell’Amore misericordioso del Signore, portando il profumo e il balsamo del Suo Amore ai poveri, agli schiavi di oggi, ai cuori spezzati dalle sofferenze a volte durissime come abbiamo visto in questi mesi. Abbiamo però visto anche altrettante testimonianze commoventi di generosa dedizione che hanno portato grande sollievo, a volte è determinante.

Accompagnare chi è nella sofferenza senza stancarci è il modo concreto di far presente l’Amore di Gesù ai malati, agli anziani, ai bambini, ai giovani, alle famiglie, alle persone che hanno perso il lavoro e anche la speranza.Gli oli che portiamo loro sono sacramenti dell’Amore di Gesù per chi nasce, per chi muore, per chi vuole consacrarsi al Signore. Sono dati per consolare, confortare e guarire. Quanto è bello portare con gioia l’olio della letizia a chi sta soffrendo.

E’ anche il momento di incoraggiare le nostre comunità duramente colpite dalla crisi sanitaria, sociale e politica, a riprendersi, rinnovarsi e rilanciarsi nella luce della Pasqua, ossia della reale possibilità di passare dalla morte alla Vita.

Questi fratelli sono i miei auguri di Pasqua!Se il nostro cuore è nella gioia del Signore possiamo davvero portarla anche i nostri fratelli!

Tre gioiose comunicazioni.

  • Entro l’anno 2021, con ogni probabilità il 3 ottobre, il diacono Giuseppe Floridi, a Dio piacendo, sarà ordinato sacerdote. Dopo diversi anni di discernimento vocazionale, accompagnato da me e dai formatori, completati gli studi previsti, è pronto per il ministero presbiterale nella nostra Chiesa. È una grazia del Signore che accogliamo con gioia, pregando per lui.
  • Entro il prossimo giugno, con ogni probabilità domenica 20, il seminarista Filippo Chiarioni, completato il curriculum degli studi teologici, con il parere favorevole del rettore del seminario e dei formatori, riceverà l’ordinazione diaconale. Anche lui accompagniamo con la nostra preghiera.
  • Il processo di canonizzazione per equipollenza della beata Margherita potrebbe avere a breve esito positivo. Il 9 maggio celebreremo la conclusione del settimo centenario della sua morte. A lei e ai nostri Santi affidiamo la Chiesa Tifernate.

Il giovedì santo è anche il giorno adatto per ricordare la nostra ordinazione sacerdotale. In modo particolare ringraziamo il Signore per il 65º di Don Viti Aldo, il 60º di monsignor Pieracci Domenico, il 50º di monsignor Giovanni Cappelli (mio vicario che ringrazio per la collaborazione) e Mons. Rossi Antonio, il 40º di Don Salvatore Luchetti, il 20º di Don Alberto Gildoni, Don Paolo Martinelli e Don Stefano Sipos.

Ricordiamo i confratelli lontani, soprattutto i vescovi Ivo Baldi e Nazareno Marconi, a noi cari.Un pensiero particolare ai sacerdoti anziani, malati e ai tanti che ci hanno preceduto nel regno dei cieli. Tra questi il vescovo Pellegrino Tomaso Ronchi, mio predecessore.

Preghiamo per nuove vocazioni al sacerdozio, al diaconato e alla  vita consacrata. La nostra Chiesa ne ha tanto bisogno! Ancora buona Pasqua, dispiacente di non poter condividere la gioia della mensa fraterno.