21 agosto 2019

Era cieca, ma vedeva nella luce – VII centenario della morte della Beata Margherita di Città di Castello

Tornerà a riunirsi martedì 14 gennaio 2020, presso il Palazzo Vescovile di Sant’Angelo in Vado, il Comitato Promotore per le Celebrazioni del VII centenario della morte della beata Margherita di Città di Castello, nata alla Metola (Mercatello sul Metauro) attorno all’anno 1287 e morta nella città altotiberina il 13 aprile 1320. Le celebrazioni sono promosse dalle Diocesi di Città di Castello e di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado, dall’Ordine dei Predicatori (la beata era terziaria domenicana) e dai Comuni di Città di Castello, Mercatello sul Metauro e Sant’Angelo in Vado.

Il Comitato promotore delle celebrazioni, insediatosi nel novembre 2018, ha definito alcuni momenti fondamentali del programma dell’anno centenario, che avrà inizio il 19 aprile 2020 e termine il 9 maggio 2021; seguendo le tappe della vita della Beata le celebrazioni di apertura e di chiusura si terranno rispettivamente a Mercatello sul Metauro e a Città di Castello. Nell’estate prossima, tra metà agosto e fine settembre, il corpo della Beata, custodito nella chiesa cittadina di San Domenico, sarà traslato nelle parrocchie della Valle del Metauro per una peregrinatio. Inoltre, verranno pubblicati immaginette, opuscoli e depliant per diffondere la devozione e favorire la conoscenza di base della Beata e del suo messaggio, che presenta caratteristiche di grande attualità. In occasione del VII centenario della morte è stata anche composta una nuova preghiera. È inoltre in corso un’ampia ricerca storica, affidata a un gruppo di studiosi coordinati dalla prof.ssa Anna Falcioni dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino, i cui esiti verranno pubblicati nel corso dell’anno in una collana della Deputazione di Storia Patria per le Marche.

La Diocesi di Città di Castello ha scelto di dedicare alla beata Margherita l’anno pastorale 2020/2021, inserendo i temi legati alla Beata e al suo messaggio all’interno dell’attività pastorale ordinaria. Per questo, il vescovo incontrerà prossimamente i direttori degli uffici di curia e i responsabili dei vari organismi pastorali per impostare la programmazione a livello diocesano. Il Comitato promotore è aperto alla collaborazione con altri soggetti, ecclesiali, sociali e culturali, e alcune associazioni cittadine hanno già formulato alcune proposte.

Don Andrea Czortek

Era cieca, ma vedeva nella luce. Mi riferisco alla nostra Beata Margherita, nata cieca, gobba, storpia. I suoi nobili genitori non accettarono la sua disabilità che “la rendea inabile a ogni cosa e peso inutile alla lor casa”. Si vergognarono e, dopo averla tenuta rinchiusa, l’abbandonarono a Città di Castello. Lei non si perdette d’animo e nella sua cecità vide e percorse la strada luminosa dell’Amore che Gesù le ispirava. Era cieca e viveva nella luce. Come leggiamo nel Salmo 36: “Alla tua luce vediamo la luce”.
 Ho scelto di parlare della nostra Beata per due motivi.
Primo, perché come vedrete più avanti, nel 2020-21 celebreremo assieme alla diocesi di Urbino dove è nata, il settimo centenario della sua morte (e se il Signore vuole potremmo addirittura arrivare anche alla canonizzazione). Il Comitato sta mettendo a punto delle iniziative pastorali che ci aiuteranno ad attualizzare la sua meravigliosa testimonianza. Papa Francesco parla spesso degli “scarti umani” che in realtà sono presenze preziose da valorizzare.
Secondo, perché all’inizio del nuovo anno 2020 (cifra tonda!) possiamo trovare in lei degli stimoli per non perdere tempo su ciò che vale poco, per non lamentarci, magari di piccole cose, e chiuderci nel nostro egoismo, per vivere anche noi, che grazie a Dio ci vediamo, nella luce dell’Amore facendo opere di misericordia. Gesù ci ricorda che senza di Lui non possiamo far nulla. E S. Paolo aggiunge che senza l’Amore la nostra vita non conta (1Cor 13,1-3).

All’inizio del nuovo anno, proprio per valorizzare il tempo che il Signore ci darà, lo Spirito Santo ci ricorda con forza questi fondamentali della vita cristiana: il nostro tempo è speso bene nella misura in cui il rapporto con Signore e con i fratelli è connotato dall’Amore concreto, fattivo, generoso, gratuito. Se c’è questo anche i nostri limiti, fragilità e peccati vengono trasformati, diventano “fessure e crepe” che lasciano filtrare e riflettere la Luce dell’Amore.
Ciò è confermato dalla straordinaria luminosità che si coglie negli occhi delle non poche persone che vivono sofferenze, disagi, disabilità in modo sorridente.
In fondo, cari fratelli e sorelle, Gesù non è venuto a toglierci i problemi, ma ad insegnarci come affrontarli, come trasformarli in occasioni di vera beatitudine.
“Beati i poveri, gli umili, i miti, quelli che perdonano e chiedono perdono, quelli che portano la loro croce con amore senza lamentarsi, quelli che vincono il male con il bene, quelli che guardano Gesù e lo seguono”.
Questo, grazie allo Spirito, è possibile ed è la cosa più bella che possiamo fare nel tempo avvenire.

E’ l’augurio più bello per il nuovo anno. Con l’aiuto di Maria, donna che sapeva custodire nel silenzio tutte le cose, meditandole nel suo cuore e dando la risposta giusta nel modo giusto, ossia con umiltà e amore, con tenerezza e coraggio. La Chiesa ce la propone come madre di Dio e madre nostra il primo giorno dell’anno perché seguendo il suo stile dolce e forte possiamo anche noi essere uomini e donne di Pace, il bene più prezioso per la convivenza umana, Dono di Dio e impegno inderogabile di ognuno. A partire dalla Pace del nostro cuore, dalla Pace con le persone vicine fino alla Pace con il mondo intero. Questa Pace è a fondamento della fratellanza universale e da la forza di affrontare e superare ogni difficoltà.

Domenico Cancianf.a.m.
Vescovo